Indicatori di performance AFT: i numeri dell'integrazione
Misurare l’attività di un’Aggregazione Funzionale Territoriale significa capire se i medici di medicina generale lavorano come una rete e se questa rete migliora la presa in carico.

Indicatori di performance AFT: i numeri dell’integrazione
Gli indicatori di performance AFT collegano l’organizzazione delle cure primarie a risultati osservabili: adesione ai Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali, continuità assistenziale, coordinamento con i servizi territoriali e andamento dei ricoveri per condizioni croniche.
Il dato, da solo, non descrive la qualità dell’assistenza. Per essere utile deve riferirsi a una popolazione definita, avere una fonte verificabile e consentire un confronto nel tempo. Il quadro operativo dipende inoltre dagli Accordi Integrativi Regionali e dalla programmazione aziendale: non esiste un insieme di valori soglia identico e applicabile in modo uniforme in tutte le Regioni.
Il ruolo delle AFT nel modello territoriale
Le AFT sono aggregazioni monoprofessionali di medici di medicina generale. Il loro bacino di riferimento ottimale è di circa 30.000 assistiti; la composizione minima indicata nella documentazione disponibile è di 20 medici, inclusi quelli a quota oraria. La dimensione consente di organizzare attività condivise e di leggere i bisogni di una popolazione più ampia rispetto alla singola medicina di gruppo.
Il riferimento nazionale per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale è il DM 77/2022, emanato il 23 maggio 2022. Nel nuovo assetto, l’AFT non opera isolatamente: il suo funzionamento si raccorda con Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e altri nodi della rete. L’obiettivo organizzativo è mantenere un percorso assistenziale coerente quando il paziente passa dallo studio del medico ai servizi territoriali o all’ospedale.
Questa funzione rende gli indicatori uno strumento di governo clinico. Possono mostrare, per esempio, se i pazienti inseriti in un PDTA vengono seguiti secondo il percorso previsto, se le informazioni necessarie accompagnano una dimissione protetta e se l’attività dell’AFT contribuisce a contenere accessi o ricoveri evitabili. La lettura deve considerare la complessità degli assistiti e le risorse effettivamente disponibili: un valore aggregato non spiega da solo perché un esito sia migliorato o peggiorato.
Un indicatore è utile quando collega l’attività dell’AFT a un passaggio concreto del percorso assistenziale.
Nell’analisi dei dati di efficacia AFT in attuazione del DM 77, occorre distinguere almeno tre livelli:
- Attività e processi: descrivono ciò che l’organizzazione realizza, come l’adesione ai PDTA o la partecipazione alle attività condivise.
- Continuità e integrazione: rilevano il raccordo tra medici, servizi territoriali e ospedale, compresi i passaggi informativi nelle dimissioni protette.
- Esiti assistenziali: osservano conseguenze sulla salute e sull’utilizzo dei servizi, come il tasso di ricoveri ospedalieri per cronicità.
Questi livelli si completano, ma non sono intercambiabili. Un’attività registrata non dimostra automaticamente un beneficio clinico; un esito favorevole, a sua volta, va interpretato insieme alle caratteristiche della popolazione e al contesto aziendale.
Come si definiscono gli indicatori e chi li valuta
La cornice di valutazione nasce dalla programmazione regionale e aziendale. Gli Accordi Integrativi Regionali (AIR) definiscono criteri e obiettivi per il contesto regionale; la programmazione aziendale, attraverso gli accordi e gli strumenti applicativi pertinenti, traduce gli indirizzi in attività e modalità di verifica. L’ACN della Medicina Generale, aggiornato nel 2024, si inserisce in questo quadro contrattuale.
Ne deriva una conseguenza pratica: due AFT situate in Regioni diverse possono essere valutate con indicatori, pesi e modalità non coincidenti. Anche all’interno di una stessa Regione, l’applicazione aziendale può incidere sulla raccolta dei dati e sulla definizione degli obiettivi. Non è quindi corretto confrontare direttamente risultati costruiti con denominatori, periodi di osservazione o criteri di inclusione differenti.
Per rendere leggibile un indicatore, il sistema di monitoraggio dovrebbe chiarire:
- quale popolazione rientra nel calcolo e a quale periodo si riferisce;
- quale evento viene conteggiato e con quale definizione;
- da quali flussi informativi proviene il dato;
- quale obiettivo è stato assegnato all’AFT e con quale criterio viene valutato;
- quali fattori clinici o organizzativi possono influenzare il risultato.
Queste informazioni servono sia alla valutazione aziendale sia al lavoro dei medici. Se il dato deriva da archivi incompleti o non aggiornati, l’AFT rischia di dedicare tempo a correggere la rendicontazione invece di usare il risultato per rivedere il percorso assistenziale. La qualità del flusso informativo è quindi parte della qualità del monitoraggio.
Anche il confronto temporale richiede cautela. Un cambiamento del valore può dipendere da una variazione reale nell’assistenza, ma anche da modifiche nella popolazione considerata, nella codifica o nelle modalità di estrazione. Prima di attribuire un risultato all’attività dell’AFT, occorre verificare che il metodo di calcolo sia rimasto coerente.
PDTA, cronicità e flussi tra territorio e ospedale
I PDTA permettono di verificare se la presa in carico di pazienti con bisogni definiti segue passaggi condivisi. Gli indicatori possono riguardare l’adesione al percorso e la continuità delle attività previste, in base a quanto stabilito dagli accordi regionali e aziendali. Il valore informativo dipende dalla capacità di collegare le registrazioni del medico con quelle degli altri servizi coinvolti.
L’analisi dei flussi pazienti tra AFT e ospedale diventa particolarmente rilevante per le persone fragili e per chi convive con una patologia cronica. Una dimissione protetta richiede che il passaggio di informazioni e la prosecuzione dell’assistenza siano coordinati. AFT, COT e Case della Comunità possono concorrere a questo raccordo, con l’obiettivo di ridurre interruzioni nella presa in carico e ricoveri ripetuti.
Tra le misure di esito rientra il tasso di ricoveri ospedalieri per cronicità, indicatore che può contribuire a leggere la stabilità clinica della popolazione seguita. Non descrive però, da solo, la performance del medico o dell’AFT. Per interpretarlo occorre sapere quali condizioni sono comprese, quale popolazione forma il denominatore e quale periodo viene osservato. Vanno inoltre considerate la gravità dei casi, la disponibilità dei servizi territoriali e la possibilità che il ricovero sia clinicamente appropriato.
Una valutazione dell’impatto delle AFT sui ricoveri ha quindi bisogno di più elementi che il semplice conteggio dei ricoveri. È utile affiancare agli esiti le informazioni sui percorsi, sui passaggi assistenziali e sulla continuità della presa in carico. In questo modo si può distinguere un problema di accesso o coordinamento da un cambiamento dovuto alla composizione della popolazione.
| Dimensione | Che cosa può osservare | Punto di attenzione |
|---|---|---|
| Adesione ai PDTA | Applicazione dei percorsi definiti per gruppi di assistiti | Verificare criteri di inclusione e attività previste |
| Continuità assistenziale | Raccordo tra studio, servizi territoriali e ospedale | Controllare la completezza delle informazioni nei passaggi |
| Ricoveri per cronicità | Andamento dei ricoveri in relazione alla popolazione seguita | Interpretare il dato con caratteristiche cliniche e organizzative |
| Dimissioni protette | Coordinamento della presa in carico dopo il ricovero | Distinguere la segnalazione del caso dalla continuità effettiva |
Le statistiche sull’integrazione delle cure primarie acquistano significato quando questi indicatori vengono letti insieme. Un buon risultato su un singolo processo può coesistere con criticità in un altro punto del percorso. Il monitoraggio dovrebbe far emergere dove intervenire: nella condivisione dei dati, nell’organizzazione degli accessi o nel raccordo tra professionisti.
Continuità diurna e copertura dalle 8 alle 20
Nel modello di continuità assistenziale coordinato tra studio medico e AFT, l’apertura condivisa degli studi assicura la copertura della fascia diurna feriale dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì. È un elemento organizzativo che può essere monitorato insieme alla gestione delle richieste e al raccordo tra i medici.
La fascia oraria definisce una disponibilità di rete, ma non basta a descrivere l’accessibilità reale. Per valutare il servizio, l’AFT deve poter ricondurre l’organizzazione dichiarata alle modalità con cui le richieste vengono prese in carico, indirizzate e documentate. Gli indicatori specifici dipendono dagli accordi applicabili; non è possibile attribuire a tutte le AFT un’unica modalità di calcolo o un identico standard di risultato.
Il monitoraggio può aiutare a individuare i punti in cui il percorso si interrompe. Se una richiesta non trova un riferimento chiaro, il paziente può rivolgersi a servizi diversi senza che il medico curante disponga delle informazioni necessarie. Il raccordo con la COT e con la Casa della Comunità è rilevante soprattutto quando serve coordinare una valutazione territoriale, una dimissione protetta o la prosecuzione di un percorso cronico.
La continuità assistenziale, inoltre, non coincide con la sola estensione dell’orario. Comprende anche la capacità di mantenere informazioni aggiornate e di trasferire la presa in carico tra professionisti e servizi. Per questo il monitoraggio delle attività AFT dovrebbe associare gli aspetti di copertura alle evidenze di coordinamento previste dalla programmazione locale.
Rendicontazione annuale e parte variabile del trattamento
Il Referente di AFT trasmette alla direzione aziendale una relazione annuale sull’attività svolta, sui risultati raggiunti e sui principali indicatori di performance riferiti all’esercizio precedente. La relazione organizza le informazioni necessarie alla valutazione e consente di collegare gli obiettivi assegnati agli esiti rendicontati.
La valutazione dei risultati sulla base degli indicatori stabiliti dagli AIR costituisce la base per l’erogazione della parte variabile del trattamento economico dei medici componenti. Criteri specifici e pesi economici dipendono dagli accordi regionali e aziendali: non si possono trasferire automaticamente da una realtà all’altra. Per i professionisti, conoscere in anticipo definizioni, fonti e modalità di verifica riduce le ambiguità nella rendicontazione.
Una relazione efficace dovrebbe presentare i dati con una struttura verificabile:
1. descrivere le attività realizzate e i percorsi interessati;
2. indicare gli indicatori previsti dagli accordi e i risultati dell’anno;
3. segnalare eventuali limiti nella disponibilità o nella qualità dei dati;
4. collegare le criticità emerse alle azioni organizzative successive.
La rendicontazione non dovrebbe ridursi a una raccolta di numeri. Il suo valore sta nel rendere esplicito il rapporto tra attività e risultati, individuando dove l’AFT può migliorare la presa in carico o il coordinamento con gli altri servizi. Se le definizioni sono chiare e i flussi affidabili, la valutazione sostiene sia il governo clinico sia una distribuzione trasparente della componente variabile.
Gli indicatori di performance AFT misurano l’integrazione ospedale-territorio quando seguono l’intero percorso del paziente: dall’attività del medico alla collaborazione con i servizi, fino agli esiti osservabili. Il DM 77 offre il quadro organizzativo; AIR e programmazione aziendale definiscono criteri applicabili. Per le AFT, il vantaggio pratico è una valutazione utilizzabile: dati coerenti, responsabilità leggibili e interventi mirati sui passaggi che incidono davvero sulla continuità delle cure.