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Ore di lavoro dei medici di medicina generale: le cifre reali del carico settimanale

L’articolo 33, comma 1, dell’Accordo collettivo nazionale del 4 aprile 2024 prevede incarichi del ruolo unico di assistenza primaria pari a 38 ore settimanali, con contemporanea apertura dello studio per l’attività a ciclo di scelta.

Aggiornato16 ottobre 2026
Tempo di lettura8 min di lettura
Ore di lavoro dei medici di medicina generale: le cifre reali del carico settimanale

La cifra riguarda uno specifico inquadramento contrattuale. Non descrive automaticamente l’orario di ogni medico di medicina generale né consente, da sola, di quantificare tutto il lavoro svolto.

Per gli incarichi convenzionati, il dato più citato sull’orario ambulatoriale ha un perimetro diverso: 15 ore settimanali di apertura per i medici con 1.000–1.500 assistiti, secondo i parametri richiamati da SNAMI Firenze. Sono ore di accessibilità dello studio. Il tempo impiegato per visite, prescrizioni, consulenze e attività organizzative può estendersi oltre quella soglia. Le rilevazioni disponibili, tuttavia, non permettono di stabilire una media nazionale delle ore effettivamente lavorate.

Apertura dello studio e lavoro effettivo misurano due cose diverse

L’orario di ambulatorio è una componente osservabile dell’attività: indica quando lo studio deve essere accessibile ai pazienti secondo i parametri previsti. Il tempo complessivo di lavoro comprende anche le attività necessarie a gestire la presa in carico e a dare seguito alle richieste che arrivano durante la giornata.

La distinzione è essenziale per leggere le cifre contrattuali. Se il parametro di apertura viene presentato come orario totale, si ottiene una misura incompleta. Se, al contrario, un dato locale sulle ore di impegno quotidiano viene trasformato in un valore nazionale, si attribuisce al campione una rappresentatività che non ha.

I parametri riportati per due fasce di assistiti mostrano la funzione dell’orario minimo:

AssistitiApertura ambulatoriale minima riportata
Fino a 5005 ore settimanali
Da 1.000 a 1.50015 ore settimanali

La tabella descrive l’apertura prevista per le fasce indicate, non il volume totale di lavoro. Non consente inoltre di ricavare le ore effettive di un medico con un diverso numero di assistiti o con un differente inquadramento. Per confrontare correttamente due situazioni occorre specificare almeno quale incarico si considera, quale attività viene conteggiata e a quale periodo si riferisce il dato.

Le ore di apertura misurano l’accessibilità dello studio. Per stimare il lavoro complessivo servono dati anche sulle attività svolte fuori da quell’orario.

Questa cautela riguarda anche la ricerca di statistiche sulle ore settimanali dei MMG. Nelle fonti disponibili non risulta una rilevazione nazionale rappresentativa che quantifichi in modo omogeneo il tempo dedicato a visite, contatti a distanza, prescrizioni, certificazioni e compiti organizzativi. Manca quindi una base sufficiente per indicare un’unica media italiana.

Il ruolo unico a 38 ore: il perimetro dell’ACN

L’articolo 33, comma 1, dell’ACN del 4 aprile 2024 definisce incarichi del ruolo unico di assistenza primaria pari a 38 ore settimanali, associando a tale impegno la contemporanea apertura dello studio per l’attività a ciclo di scelta. Il riferimento riguarda gli incarichi disciplinati da quella disposizione; non può essere esteso senza distinzione a tutti i medici convenzionati.

La differenza di inquadramento conta. Un parametro relativo alle ore di apertura dello studio e un monte ore contrattuale riferito al ruolo unico rispondono a criteri differenti. Leggere il primo come se fosse il secondo porta a sottostimare l’impegno previsto per gli incarichi a 38 ore. Applicare le 38 ore a ogni medico di famiglia, invece, cancella le differenze tra incarichi e procedure.

SISAC ha indicato che le nuove procedure per gli incarichi del ruolo unico previste dall’ACN si applicano alle pubblicazioni effettuate dal 1° gennaio 2025. Il regime applicabile al singolo incarico dipende dalla procedura e dalla data di trasformazione dell’incarico, secondo i chiarimenti pubblicati. La data di applicazione delle nuove procedure, dunque, non basta da sola a classificare ogni posizione: occorre ricostruire il percorso dell’incarico.

Per una lettura contrattuale servono tre informazioni distinte:

  • la tipologia di incarico e il relativo inquadramento;
  • la procedura con cui il posto è stato pubblicato o l’incarico è stato trasformato;
  • la natura del dato orario citato, cioè apertura ambulatoriale, monte ore contrattuale o stima del lavoro effettivo.

Senza questi elementi, il confronto tra medici può accostare grandezze non equivalenti. È un problema pratico anche nel dibattito sindacale: la valutazione dei carichi e delle condizioni di lavoro dipende dalla precisione con cui si separano obblighi convenzionali, attività clinica e tempo complessivo impiegato.

I carichi giornalieri: visite, prescrizioni e richieste

Una rilevazione locale citata da SNAMI Firenze restituisce alcuni indicatori del lavoro quotidiano. Il sondaggio di FIMMG Lazio ha coinvolto 55 medici della provincia di Latina con 1.000–1.500 assistiti. I partecipanti hanno riferito un impegno medio di 10–11 ore al giorno e una media di 27 visite in studio: 16 programmate e 11 urgenti.

Questi dati descrivono il campione coinvolto. Non costituiscono una statistica nazionale e non permettono di ricavare un totale settimanale, perché le informazioni disponibili non definiscono una base uniforme per il calcolo delle giornate lavorative. Le ore riferite non vanno quindi moltiplicate per un numero convenzionale di giorni per ottenere un valore italiano medio.

Il sondaggio riporta anche medie giornaliere relative a prescrizioni e altre attività:

Attività riferita dai partecipantiMedia giornaliera
Ricette farmacologiche78,4
Richieste di esami di laboratorio10,3
Richieste di esami strumentali8,4
Certificati di malattia7
Consulenze28

Le quantità non corrispondono necessariamente a pazienti distinti. Una stessa persona può generare più richieste o attività; inoltre, il numero delle visite in studio non rappresenta necessariamente tutti i contatti gestiti attraverso altre modalità. La somma delle voci non fornisce quindi il numero di assistiti trattati né una misura diretta delle ore lavorate.

Il dato utile è un altro: il lavoro del medico non coincide con il tempo trascorso in visita. Alla prestazione clinica si affiancano attività amministrative e professionali che possono produrre prescrizioni, richieste diagnostiche, certificazioni e consulenze. Per misurare il carico orario in modo comparabile, una rilevazione dovrebbe associare a ciascuna attività il tempo impiegato e specificare se include i contatti non svolti in presenza. Le fonti disponibili non offrono una ripartizione nazionale di questo tipo.

Quanto si può concludere dai dati territoriali

Il sondaggio di Latina consente di descrivere il ritmo riferito da un gruppo locale di medici con una fascia di assistiti definita. Non consente di affermare che tutti i medici italiani lavorino 10–11 ore al giorno. La dimensione e la collocazione del campione impongono di mantenere il dato nel suo contesto.

Anche il confronto internazionale richiede un perimetro preciso. SNAMI Firenze cita uno studio statunitense che stima 2.844 ore annue, pari a circa 61,8 ore settimanali, per la gestione di pazienti a tempo pieno. La stima riguarda il contesto in cui è stata elaborata e non può essere trasferita direttamente alla medicina generale italiana: organizzazione, definizione delle attività e modalità di rilevazione possono differire.

Al momento, dunque, le cifre disponibili rispondono a domande diverse:

  • le 5 e 15 ore indicano minimi di apertura per specifiche fasce di assistiti;
  • le 38 ore si riferiscono agli incarichi del ruolo unico previsti dall’articolo 33 dell’ACN;
  • le 10–11 ore al giorno descrivono quanto riferito dai partecipanti a un sondaggio locale;
  • i volumi di visite, ricette e richieste descrivono attività giornaliere del medesimo campione, senza equivalere a persone o episodi distinti.

Questa distinzione non riduce il valore dei dati locali. Ne definisce l’uso corretto. Un’indagine territoriale può evidenziare un carico operativo e orientare il confronto sindacale; per sostenere conclusioni nazionali servono campioni rappresentativi e criteri condivisi per conteggiare le ore.

Case della Comunità e prossimi passaggi contrattuali

L’articolo di SNAMI Firenze riporta che l’ipotesi di accordo del 2026 prevede fino a 6 ore settimanali di attività nelle Case della Comunità per 48 settimane all’anno. La formulazione va mantenuta nel suo stato: si tratta di una previsione riportata come ipotesi di accordo, non di un obbligo uniforme già applicabile a tutti i medici.

Non è possibile sommare automaticamente queste ore ai carichi già descritti. Per stabilire l’effetto sul singolo professionista occorre conoscere il testo definitivo, il recepimento della previsione, il regime applicabile all’incarico e il modo in cui l’attività nella struttura si integra con gli altri obblighi. Le informazioni disponibili non consentono di definire questi elementi per ogni posizione.

Il dato contrattuale produce effetti concreti quando viene letto insieme all’inquadramento e alla procedura che lo rende applicabile. Per i medici interessati, il passaggio operativo consiste nel verificare la natura dell’incarico e la disciplina collegata alla sua pubblicazione o trasformazione. Per il confronto sindacale, resta aperto un tema distinto: costruire una rilevazione nazionale che misuri il tempo complessivo, includendo l’attività clinica e quella che non compare nell’orario di apertura.

Oggi si possono indicare obblighi contrattuali specifici e descrivere alcuni carichi territoriali. Non si può ancora ricavare da queste fonti una media settimanale nazionale delle ore effettivamente lavorate dai medici di medicina generale. Le prossime valutazioni dovranno separare le soglie di accessibilità, i monte ore previsti per determinati incarichi e i dati empirici raccolti sul lavoro quotidiano.

Domande frequenti

Quali sono le ore di apertura previste per lo studio di un medico di medicina generale?
Per gli incarichi convenzionati con 1.000–1.500 assistiti è prevista un'apertura ambulatoriale minima di 15 ore settimanali, mentre per le fasce fino a 500 assistiti il minimo è di 5 ore settimanali.
A cosa si riferiscono le 38 ore settimanali previste dall'Accordo collettivo nazionale?
Il riferimento riguarda specifici incarichi del ruolo unico di assistenza primaria disciplinati dall'articolo 33, comma 1, dell'ACN del 4 aprile 2024, associati alla contemporanea apertura dello studio.
Quante ore lavorano in media i medici di medicina generale in Italia?
Nelle fonti disponibili non risulta una rilevazione nazionale rappresentativa che permetta di stabilire una media italiana delle ore effettivamente lavorate.
Quali dati emergono dai sondaggi locali sul lavoro quotidiano dei medici?
Un sondaggio condotto su un campione di medici nella provincia di Latina ha registrato un impegno medio di 10–11 ore al giorno e una media di 27 visite in studio.
Cosa prevedono le ipotesi di accordo per il 2026 riguardo alle Case della Comunità?
L'ipotesi di accordo prevede fino a 6 ore settimanali di attività nelle Case della Comunità per 48 settimane all'anno, trattandosi di una previsione non ancora applicabile come obbligo uniforme a tutti i medici.